Sono onorato di partecipare a questa manifestazione.
Grande ruolo che dobbiamo attribuire al significato
di questa celebrazione è quello che ha avuto la Resistenza Partigiana.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la
conseguente occupazione nazista, ruolo fondamentale della liberazione italiana
fu svolto dalle forze partigiane.
Ragazzi ancor più giovani di me, sfidarono il
richiamo forzato alle armi del Maresciallo Graziani che prevedeva la pena di
morte per i renitenti.
Tra questi vi era anche mio nonno Jean Servato che
si unì alla Divisione Viganò e combatté contro le forze naziste e
repubblichine.
Aver fatto parte delle Forze di Liberazione fu per
lui motivo di vanto e di onore e dal dopoguerra non mancò mai alle celebrazioni
della Resistenza italiana.
Oggi sento il dovere di prendere in mano io questo
testimone per continuare a diffondere il ricordo di tutti coloro che hanno
combattuto nella Resistenza arrivando anche al gesto più estremo, donando la vita
per la libertà.
Per queste ragioni, in questa occasione, la famiglia
Servato, tramite mio, è lieta di donare al Comitato Unitario Antifascista il
ritratto del Partigiano Antonio Olearo detto “Tom” del pittore Angelo Conti:
quadro della nostra collezione privata.
Per ricordare e celebrare questa data, vorrei rievocare
ora la memoria attraverso la lettura di una poesia di Jean scritta il 25 aprile
1995 in occasione di questa giornata storica.
***
AGLI DEI DELLA MEMORIA
Dateci i rossori più intensi
di tramonti sulle lunghe braccia
dei bricchi, mai più lingue
dannate di lanciafiamme
su povere case
di Bandita e Olbicella!
Per un giorno tornino
voci e volti di giovani
caduti ieri e di gente inerme
falciata sull'uscio, per gridare
insieme che vita umana
è sempre sacra, ovunque sia!...
S'alzino immacolate bandiere
bianche ove giacquero
su neve rossa di Morbello
occhi bruni e azzurri,
estirpati ai ribelli dai mongoli,
stupidi servitori dei nazisti.
Si facciano avanti compagni
ventenni dal buio della notte
in cui piombarono
e su verdi sentieri
per incanto trovino
ciotole di latte e pane
caldo, appena uscito
da forni a legna.
S'aprano piccole e solitarie
chiese per ombre
che vagano su monti
ove ginestre in fiore
si sposano ai castagni.
O dei della memoria,
non lasciateci soli, ora
che il cuore piange amori
perduti, giovinezze tradite,
lutti crudeli, e cupi silenzi
seguiti alla mitraglia!
Dateci i rossori più intensi
di tramonti sulle lunghe braccia
dei bricchi, mai più lingue
dannate di lanciafiamme
su povere case
di Bandita e Olbicella!
Per un giorno tornino
voci e volti di giovani
caduti ieri e di gente inerme
falciata sull'uscio, per gridare
insieme che vita umana
è sempre sacra, ovunque sia!...
S'alzino immacolate bandiere
bianche ove giacquero
su neve rossa di Morbello
occhi bruni e azzurri,
estirpati ai ribelli dai mongoli,
stupidi servitori dei nazisti.
Si facciano avanti compagni
ventenni dal buio della notte
in cui piombarono
e su verdi sentieri
per incanto trovino
ciotole di latte e pane
caldo, appena uscito
da forni a legna.
S'aprano piccole e solitarie
chiese per ombre
che vagano su monti
ove ginestre in fiore
si sposano ai castagni.
O dei della memoria,
non lasciateci soli, ora
che il cuore piange amori
perduti, giovinezze tradite,
lutti crudeli, e cupi silenzi
seguiti alla mitraglia!

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