giovedì 25 aprile 2013

Intervento in occasione della Celebrazione del 25 Aprile a Casale Monferrato dove la fam. Servato ha donato un quadro al Comitato Unitario Antifascista in ricordo della Resistenza




Sono onorato di partecipare a questa manifestazione. 

Grande ruolo che dobbiamo attribuire al significato di questa celebrazione è quello che ha avuto la Resistenza Partigiana. 

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la conseguente occupazione nazista, ruolo fondamentale della liberazione italiana fu svolto dalle forze partigiane. 

Ragazzi ancor più giovani di me, sfidarono il richiamo forzato alle armi del Maresciallo Graziani che prevedeva la pena di morte per i renitenti. 

Tra questi vi era anche mio nonno Jean Servato che si unì alla Divisione Viganò e combatté contro le forze naziste e repubblichine. 

Aver fatto parte delle Forze di Liberazione fu per lui motivo di vanto e di onore e dal dopoguerra non mancò mai alle celebrazioni della Resistenza italiana. 

Oggi sento il dovere di prendere in mano io questo testimone per continuare a diffondere il ricordo di tutti coloro che hanno combattuto nella Resistenza arrivando anche al gesto più estremo, donando la vita per la libertà. 

Per queste ragioni, in questa occasione, la famiglia Servato, tramite mio, è lieta di donare al Comitato Unitario Antifascista il ritratto del Partigiano Antonio Olearo detto “Tom” del pittore Angelo Conti: quadro della nostra collezione privata.

Per ricordare e celebrare questa data, vorrei rievocare ora la memoria attraverso la lettura di una poesia di Jean scritta il 25 aprile 1995 in occasione di questa giornata storica.

***

AGLI DEI DELLA MEMORIA

Dateci i rossori più intensi
di tramonti sulle lunghe braccia
dei bricchi, mai più lingue
dannate di lanciafiamme
su povere case
di Bandita e Olbicella!

Per un giorno tornino
voci e volti di giovani
caduti ieri e di gente inerme
falciata sull'uscio, per gridare
insieme che vita umana
è sempre sacra, ovunque sia!...

S'alzino immacolate bandiere
bianche ove giacquero
su neve rossa di Morbello
occhi bruni e azzurri,
estirpati ai ribelli dai mongoli,
stupidi servitori dei nazisti.

Si facciano avanti compagni
ventenni dal buio della notte
in cui piombarono
e su verdi sentieri
per incanto trovino
ciotole di latte e pane
caldo, appena uscito
da forni a legna.

S'aprano piccole e solitarie
chiese per ombre
che vagano su monti
ove ginestre in fiore
si sposano ai castagni.

O dei della memoria,
non lasciateci soli, ora
che il cuore piange amori
perduti, giovinezze tradite,
lutti crudeli, e cupi silenzi
seguiti alla mitraglia!




 

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