Gentili colleghi
Consiglieri,
ancora una volta, in un momento di profonda crisi economica,
chi governa decide o di aumentare ulteriormente le tasse o di inserirne di
nuove.
Non bastano gli aumenti sproporzionati delle tasse sui beni
di prima necessità?
Ci chiediamo quali imposte, tributi e accise si pagano
attualmente o si pagheranno probabilmente in un futuro prossimo grazie al
decreto salva-Italia n° 201 del 2011, convertito nella legge n° 214 del 2011?
Analizzando si possono conteggiare:
- L’IMU
- l’Irpef,
- I bolli sul conto corrente, che ormai è diventato pressoché obbligatorio,
- Gli aumenti sui prezzi del carburante, del GPL, della benzina e del gasolio,
- L’aumento dell’aliquota IVA,
- L’imposta sul Trattamento di Fine Rapporto,
- La tassa sulla fortuna,
- L’aumento del canone RAI,
- L’aumento delle accise sul tabacco,
- L’aumento dei pedaggi autostradali,
- L’aumento delle aliquote contributive per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi.
Non continuo. Mi chiedo però: “Prof. Monti, come possiamo
salvare l’Italia, massacrando il popolo?”
Aumentare continuamente le tasse non andrà certamente a
creare un vantaggio competitivo alla Nazione. Se il consumo avviene in funzione
del reddito percepito, meno le tasse pagate, è palesemente evidente che si può
spendere sempre meno all’aumentare delle tasse.
Ben si comprende che questo criterio d’intervento predisposto
dal Governo espone la nostra economia al rischio di evocare lo spettro del “double
deep”, cioè una ricaduta simile a quella del 2008.
Tassare un bene quale la Ia casa significa far
pagare le conseguenze della crisi anche a chi per tutta una vita ha messo da
parte, faticosamente, i soldi per acquistare la propria casa. Denaro costato
tempo e sacrifici, a volte, immani.
Il problema risiede nel fatto che aumentare le tassazioni in
questo modo sta influendo troppo negativamente sul circuito economico. Le
persone cercano di risparmiare sempre più, consumando l’indispensabile e ciò
nonostante, nella maggior parte dei casi i soldi non bastano per arrivare a
fine mese.
Consumare meno significa far diminuire la domanda aggregata,
far diminuire il PIL, aumentare la disoccupazione. Quale futuro abbiamo noi
giovani? Quello delle tasse? Quello del debito pubblico?
L’efficacia della manovra sarà pur di competenza degli
esperti di settore, ma verificando i dati di Bankitalia rileviamo che il debito
pubblico è alle stelle poiché ad aprile ha fatto segnare un nuovo record:
1.948,584 miliardi di euro, in aumento rispetto al record storico toccato a
marzo (1.946 miliardi). E' quanto risulta dal Supplemento al Bollettino
statistico della Banca d'Italia dedicato alla Finanza pubblica.
Sono i
giovani a pagare il prezzo più caro della crisi. In quattro anni il tasso di
disoccupazione nella fascia tra 15 e 24 anni è aumentato del 7,8%, salendo dal
21,3 al 29,1% dal 2008 al 2011. Lo confermano le tabelle dell'Istat, contenute
nel rapporto 2012. Il dato è ulteriormente peggiorato nel 2012, salendo -nel
primo trimestre - al 35,9%. (da: Il Sole 24 Ore del 10-6-2012)
Considerando che l’IMU, pur avendo natura patrimoniale, è
assimilata alle imposte dirette voglio ricordare come Arthur Laffer nel 1980
impiegò una curva a campana che mette in relazione le imposte sull’asse delle
ascisse, con le entrate fiscali sull’asse delle ordinate per convincere
l’allora candidato alle Presidenziali Ronald Reagan a diminuire le imposte
dirette.
Nella curva di Laffer, se ci si sposta a destra,
all’aumentare delle imposte dirette, il gettito dapprima cresce, raggiunge poi
un punto di massimo globale e inizia successivamente a decrescere a causa,
principalmente, di tre fenomeni: evasione, elusione, sottrazione.
La teoria ci permette di comprendere che una situazione di
reddito elevato e imposizione fiscale bassa permette di ottenere lo stesso
gettito di una situazione di reddito basso con imposizione alta. Se il gettito
perseguibile è lo stesso, occorre scegliere la soluzione che crea meno danni ed
effetti distorsivi sulle attività di famiglie e imprese.
In qualità di Consigliere
di questo Comune, io quest’oggi non posso richiamare alla disobbedienza
fiscale, per buonsenso e per altri due motivi, ribadisco però che l’IMU nella
sua forma attuale va riformulata e ripensata dal Governo perché non tiene
assolutamente conto dell’incidenza negativa sui bilanci già precari di famiglie
e imprese.
Perché non posso, quindi, richiamare alla disobbedienza
fiscale?
- In primis, poiché non voglio che i cittadini incorrano in sanzioni,
- In secundis, ma non meno importante, perché a causa dei tagli da parte del Governo agli Enti Locali ci ritroviamo, come Comune, a dover prestare o cedere al cittadino gli stessi servizi, avendo, però, meno disponibilità economiche.
Pur essendo, il nostro, un Comune virtuoso, grazie
all’oculata gestione di questa amministrazione, i tagli effettuati da parte del
Governo centrale ci tolgono qualsiasi alternativa.
L’IMU rappresenta una fonte di approvvigionamento importante
per la nostra città: mi trovo dunque costretto, mio malgrado, a dover approvare
questo regolamento.
La ratio tenuta è stata quella di applicare l’aliquota base
della rata sulla Ia casa.
Quando si è condannati al patibolo si ha diritto ad un ultimo
desiderio: se non si può chiedere di esser risparmiati, si chiede, allora, di provare
il minor dolore possibile.
Approverò questo regolamento, perché non posso fare
altrimenti, riconoscendo nel 4‰ il minor dolore possibile, mentre lo Stato ci
sta uccidendo.
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