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martedì 30 ottobre 2012

Ordine del Giorno sul PATTO di STABILITA’ presentato il 29/10/2012



Il  Consiglio del Comune di Casale Monferrato


PRESO ATTO CHE il Patto di stabilità interno costituisce il principale strumento di controllo dell’indebitamento netto degli Enti locali (Regioni, Province, Comuni) diretto a garantire il rispetto del Patto di stabilità e crescita europeo.

PRESO ATTO CHE a partire dal 2013 e' prevista l'estensione dei vincoli del patto ad una platea più ampia di enti tra cui i Comuni con popolazione tra i 1.001 e i 5.000 abitanti, le aziende speciali e le istituzioni e dal 2014 anche le unioni di comuni formate da enti con popolazione inferiore ai 1000 abitanti.

VALUTATO CHE il suo concerto  funzionamento e gli obiettivi di saldo definiti dalle ultime manovre, stanno provocando un crollo delle spese di investimento, pari nel solo 2010 al 16,9% in meno per i comuni e al 15,5% in meno nelle province.

Gli enti locali realizzano oltre la metà degli investimenti pubblici  e  che il patto di stabilità vincola somme che oscillano tra gli 8 e 10 miliardi di euro impedendo agli enti locali di immettere risorse per far ripartire il ciclo economico a sostegno di cittadini e imprese.

Gli enti locali sopportano il 19% degli oneri di risanamento e sono responsabili dell’11% del deficit e del 6% del debito pubblico caricandosi proporzionalmente i maggiori oneri dello sforzo finanziario;

CONSIDERATO CHE in un contesto di crisi,una ripresa degli investimenti degli enti locali porterebbe ad un sostegno della domanda interna, dei livelli occupazionali  e al miglioramento dei dati del Pil e del deficit rispetto al quale resta l’obiettivo di sostanziale pareggio di bilancio nel 2013;

Nelle sole città metropolitane l’alleggerimento dei vincoli agli investimenti senza aumentare la leva fiscale genererebbe  una maggiore spesa in conto capitale di quasi 3,5 miliardi di euro e un aumento del PIL di due decimi nel breve periodo.

Gli enti locali sono quelli che hanno tenuto maggiormente sotto controllo la spesa corrente e sacrificato  la spesa in conto capitale  per rispettare i vincoli di finanza pubblica.

Le uniche  possibilità offerte dalla normativa attuale per attenuare gli effetti negativi del Patto sul sistema degli enti locali consistono nella regionalizzazione del patto, sia nella variante “verticale” che “orizzontale”  e nello strumento del "patto orizzontale nazionale".

Il Patto di stabilità, basato sulla “Spesa Storica” sostenuta dagli Enti Locali, ha avuto ripercussioni negative (in termini di vincoli alla spesa) soprattutto sui Comuni virtuosi, mentre non è stato in grado di sanzionare adeguatamente i Comuni non virtuosi.

Impegna
il Sindaco a trasmettere il presente documento al Governo per chiedere:

La rimodulazione degli obiettivi assegnati al comparto degli enti locali allo scopo di sostenere una ripresa degli investimenti produttivi sul territorio, la tenuta sociale e i livelli essenziali delle prestazioni erogate alla collettività e che vengano modificate le regole del patto di stabilità interno, a partire dall’individuazione delle tipologie di investimenti prioritari che possono essere esclusi dalla disciplina del patto, come le spese per la messa in sicurezza delle scuole e per le opere di bonifica

La modifica strutturale delle regole del Patto al fine di evitare l’accumulo di residui passivi a fronte anche di consistenti avanzi di amministrazione.

La revisione delle modalità di calcolo dei parametri del Patto di Stabilità al fine di tenere in opportuna considerazione la virtuosità dimostrata dall’Ente Locale.



I Consiglieri Comunali:
                                                                               
Luca Servato
Riccardo Solerio     

sabato 16 giugno 2012

Intervento in Consiglio Comunale a Casale M.to su "Approvazione Regolamento IMU" - [15.06.2012]


Gentili colleghi Consiglieri,
ancora una volta, in un momento di profonda crisi economica, chi governa decide o di aumentare ulteriormente le tasse o di inserirne di nuove.
Non bastano gli aumenti sproporzionati delle tasse sui beni di prima necessità?
Ci chiediamo quali imposte, tributi e accise si pagano attualmente o si pagheranno probabilmente in un futuro prossimo grazie al decreto salva-Italia n° 201 del 2011, convertito nella legge n° 214 del 2011? 

Analizzando si possono conteggiare:
  • L’IMU
  • l’Irpef,
  • I bolli sul conto corrente, che ormai è diventato pressoché obbligatorio,
  • Gli aumenti sui prezzi del carburante, del GPL, della benzina e del gasolio,
  • L’aumento dell’aliquota IVA,
  • L’imposta sul Trattamento di Fine Rapporto,
  • La tassa sulla fortuna,
  • L’aumento del canone RAI,
  • L’aumento delle accise sul tabacco,
  • L’aumento dei pedaggi autostradali,
  • L’aumento delle aliquote contributive per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi.

Non continuo. Mi chiedo però: “Prof. Monti, come possiamo salvare l’Italia, massacrando il popolo?”

Aumentare continuamente le tasse non andrà certamente a creare un vantaggio competitivo alla Nazione. Se il consumo avviene in funzione del reddito percepito, meno le tasse pagate, è palesemente evidente che si può spendere sempre meno all’aumentare delle tasse. 

Ben si comprende che questo criterio d’intervento predisposto dal Governo espone la nostra economia al rischio di evocare lo spettro del “double deep”, cioè una ricaduta simile a quella del 2008.

Tassare un bene quale la Ia casa significa far pagare le conseguenze della crisi anche a chi per tutta una vita ha messo da parte, faticosamente, i soldi per acquistare la propria casa. Denaro costato tempo e sacrifici, a volte, immani.

Il problema risiede nel fatto che aumentare le tassazioni in questo modo sta influendo troppo negativamente sul circuito economico. Le persone cercano di risparmiare sempre più, consumando l’indispensabile e ciò nonostante, nella maggior parte dei casi i soldi non bastano per arrivare a fine mese. 

Consumare meno significa far diminuire la domanda aggregata, far diminuire il PIL, aumentare la disoccupazione. Quale futuro abbiamo noi giovani? Quello delle tasse? Quello del debito pubblico? 

L’efficacia della manovra sarà pur di competenza degli esperti di settore, ma verificando i dati di Bankitalia rileviamo che il debito pubblico è alle stelle poiché ad aprile ha fatto segnare un nuovo record: 1.948,584 miliardi di euro, in aumento rispetto al record storico toccato a marzo (1.946 miliardi). E' quanto risulta dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla Finanza pubblica. 

Sono i giovani a pagare il prezzo più caro della crisi. In quattro anni il tasso di disoccupazione nella fascia tra 15 e 24 anni è aumentato del 7,8%, salendo dal 21,3 al 29,1% dal 2008 al 2011. Lo confermano le tabelle dell'Istat, contenute nel rapporto 2012. Il dato è ulteriormente peggiorato nel 2012, salendo -nel primo trimestre - al 35,9%. (da: Il Sole 24 Ore del 10-6-2012)

Considerando che l’IMU, pur avendo natura patrimoniale, è assimilata alle imposte dirette voglio ricordare come Arthur Laffer nel 1980 impiegò una curva a campana che mette in relazione le imposte sull’asse delle ascisse, con le entrate fiscali sull’asse delle ordinate per convincere l’allora candidato alle Presidenziali Ronald Reagan a diminuire le imposte dirette.

Nella curva di Laffer, se ci si sposta a destra, all’aumentare delle imposte dirette, il gettito dapprima cresce, raggiunge poi un punto di massimo globale e inizia successivamente a decrescere a causa, principalmente, di tre fenomeni: evasione, elusione, sottrazione.

La teoria ci permette di comprendere che una situazione di reddito elevato e imposizione fiscale bassa permette di ottenere lo stesso gettito di una situazione di reddito basso con imposizione alta. Se il gettito perseguibile è lo stesso, occorre scegliere la soluzione che crea meno danni ed effetti distorsivi sulle attività di famiglie e imprese.

In qualità di Consigliere di questo Comune, io quest’oggi non posso richiamare alla disobbedienza fiscale, per buonsenso e per altri due motivi, ribadisco però che l’IMU nella sua forma attuale va riformulata e ripensata dal Governo perché non tiene assolutamente conto dell’incidenza negativa sui bilanci già precari di famiglie e imprese. 

Perché non posso, quindi, richiamare alla disobbedienza fiscale? 
  • In primis, poiché non voglio che i cittadini incorrano in sanzioni, 
  • In secundis, ma non meno importante, perché a causa dei tagli da parte del Governo agli Enti Locali ci ritroviamo, come Comune, a dover prestare o cedere al cittadino gli stessi servizi, avendo, però, meno disponibilità economiche.
Pur essendo, il nostro, un Comune virtuoso, grazie all’oculata gestione di questa amministrazione, i tagli effettuati da parte del Governo centrale ci tolgono qualsiasi alternativa.

L’IMU rappresenta una fonte di approvvigionamento importante per la nostra città: mi trovo dunque costretto, mio malgrado, a dover approvare questo regolamento.

La ratio tenuta è stata quella di applicare l’aliquota base della rata sulla Ia casa.
Quando si è condannati al patibolo si ha diritto ad un ultimo desiderio: se non si può chiedere di esser risparmiati, si chiede, allora, di provare il minor dolore possibile.

Approverò questo regolamento, perché non posso fare altrimenti, riconoscendo nel 4‰ il minor dolore possibile, mentre lo Stato ci sta uccidendo.

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Omaggio a Jean Servato e Idro Grignolio